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Aggiornato con Reg. CE n. 2080/05 in subappalto da UNAPOL
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"Oliveto"
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della Unione Europea
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ecosostenibile
Quadro normativo
 
 

INTRODUZIONE

In attuazione del Programma di attività ai sensi al Reg. CE 2080/05 - Attività 2. Miglioramento dell'impatto ambientale dell'oleicoltura, azione b) Elaborazione di buone pratiche agricole per l'olivicoltura basate su criteri ambientali adatti alle condizioni locali, nonché la loro diffusione presso gli olivicoltori e la sorveglianza della loro applicazione pratica - ATEPROL, consapevole della necessità di assistere i soci nell'apprendimento, nell'applicazione e nel rispetto delle nuove norme sulle buone condizioni agronomiche ed ambientali, ha ritenuto opportuno promuovere la realizzazione di questa pubblicazione finalizzata alla divulgazione della conduzione ecosostenibile dell'oliveto, basata sulla norma applicativa del regime della Condizionalità (Criteri di Gestione Obbligatori - CGO - e Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali - BCAA) per gli aiuti diretti alle aziende agricole ed il disciplinare predisposto nell'ambito dell'attività di cui al Reg. CE 2080/05. Tali norme sono disciplinate dal Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali n. 4432 del 15 dicembre 2005 e della Deliberazione di Giunta regionale n. 180 del 21 febbraio 2006, che hanno recepito le direttive comunitarie in materia.
Questa realizzazione, strumento di formazione ed informazione, è indirizzata in primo luogo agli olivicoltori quale valido supporto nell'applicazione degli impegni obbligatori definiti dalla nuova Politica Agricola Comunitaria che indirizza sempre più l'olivicoltura verso la produzione sostenibile.
Al tal fine il disciplinare è preceduto da un excursus che prendendo le mosse dalla strategia agroambientale della Unione Europea, attraverso la riforma della PAC, giunge alla disciplina del regime di Condizionalità.
Per la stesura del disciplinare sono state prese in considerazione oltre alle norme specifiche della Condizionalità sulle Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali - Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali n. 4432 del 15 dicembre 2005 e della Deliberazione di Giunta regionale n. 180 del 21 febbraio 2006, che hanno recepito le direttive comunitarie in materia - anche ulteriori disposizioni previste da leggi e norme che discendono da direttive comunitarie in materia di ambiente.
Gli interventi previsti dalla normativa sono stati coordinati al fine prioritario di indirizzare in maniera corretta l'azione di prevenzione e risanamento verso le principali fonti di squilibrio ambientale presenti sul territorio. Sono fatte salve, in ogni caso le indicazioni derivanti dai Piani di azione, codici di Buona Pratica Agricola, Piani di Gestione in base all'approvazione del PSR (Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006).
Si deve far presente che le attività agricole attuate nelle aree naturali protette individuate a livello regionale - designate Rete Natura 2000, Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS) - sono oggetto di misure restrittive obbligatorie nell'ambito della richiamata normativa e dipendono dalle misure di conservazione adottate a livello regionale dai programmi di azione. Le indicazioni fornite nel presente disciplinare sono basate essenzialmente sull'individuazione di tecniche agronomiche "normali", ossia quelle pratiche usualmente effettuate dall'agricoltore "diligente" nella prassi colturale della zona interessata.
Gli oliveti rappresentano un elemento caratteristico del paesaggio rurale che deve essere preservato anche al di là della sua mera funzione produttiva. Oltre a salvaguardare l'integrità del paesaggio mantenere gli oliveti in buone condizioni agronomiche e vegetative comporta altri vantaggi: un oliveto ben curato rappresenta una forma di gestione attiva del territorio che contribuisce a ridurre il rischio di erosioni e frane e garantisce il presidio di zone rurali altrimenti destinate all'abbandono.
Gli oliveti in buone condizioni inoltre rappresentano uno dei cosiddetti "agroecosistemi" creati dall'attività dell'uomo che aumentano le possibilità di rifugio e nutrimento per la fauna selvatica e in particolare l'avifauna, i rettili e i piccoli vertebrati favorendo la biodiversità animale e vegetale.
Per contribuire all'equilibrio di questo ecosistema creato dall'uomo è necessario rispettare tutte le norme di salvaguardia degli elementi che lo costituiscono:
  1. Ambiente e Territorio: Biodiversità (CGO - Atti 1 e 5);
  2. Manutenzione degli oliveti (BCAA - Norma 4.3);
  3. Mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio (BCAA - Norma 4.4);
  4. Risorse Idriche ( CGO - Atti 2 e 4);
  5. Suolo (BCAA - Norme 1.1,2.1 e 3.1).


NORME DI CONDUZIONE ECOSOSTENIBILE DELL'OLIVETO



1. AMBIENTE E TERRITORIO

1.1 SALVAGUARDIA DELLA BIODIVERSITA'

CGO - Atto A1 - Direttiva 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici
CGO - Atto A5 - Direttiva 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche
La tutela della biodiversità attraverso l'adozione di misure volte a garantire la conservazione degli habitat naturali e seminaturali della flora e della fauna selvatica autoctona storicamente presente nel territorio è l'obiettivo prioritario della norma relativa alla salvaguardia della biodiversità.
Per far ciò è necessario mantenere le essenze arboree ed arbustive spontanee presenti nell'habitat vegetativo dell'oliveto, non ostacolare l'introduzione naturale di flora spontanea arborea ed arbustiva tipica del panorama ambientale salentino nelle aree non coltivate a margine degli oliveti.
Attuare pratiche agronomiche a basso impatto ambientale per il controllo della vegetazione indesiderata, consistenti in operazioni di sfalcio o altre operazioni equivalenti, al fine di conservare l'ordinario stato di fertilità del terreno, tutelare la fauna selvatica e prevenire la formazione di un potenziale inoculo di incendi, in particolare nelle condizioni di siccità.
Maggiori impegni di gestione ambientale sono richiesti agli agricoltori con aziende i cui terreni ricadono in un sito della Rete Natura 2000. Tali impegni di norma sono specifici per ciascun sito Natura 2000 e dipendono dalle misure di conservazione adottate a livello regionale.

Norme da rispettare:
  • favorire la conservazione delle specie arboree ed arbustive spontanee tipiche delle aree salentine presenti nell'habitat vegetativo dell'oliveto;
  • favorire il naturale insediamento delle essenze di flora spontanea autoctona nelle aree non coltivate a margine degli oliveti;
  • attuare pratiche agronomiche a basso impatto ambientale per il controllo della vegetazione indesiderata, per prevenire la formazione di un potenziale inoculo di incendi e tutelare la fauna selvatica;
  • mantenere gli oliveti in buone condizioni vegetative al fine di garantire rifugio e nutrimento alla fauna selvatica.


1.2 GESTIONE DEGLI OLIVETI

BCAA - Norma 4.3 Manutenzione degli oliveti
L'obiettivo principale è quello di assicurare un livello minimo di mantenimento delle superfici destinate alla coltura dell'olivo tramite la corretta cura delle piante.
L'equilibrio vegetativo dell'olivo è la risultante di diversi fattori ambientali sui quali l'uomo interagisce attraverso molteplici interventi agronomici, tra cui la potatura, che rappresenta la prima operazione colturale per l'incidenza della pratica nella formazione dei costi di produzione e per il mantenimento dell'equilibrio fisiologico della pianta.
Gli oliveti rappresentano un elemento caratteristico del paesaggio rurale che, al di la della funzione produttiva, garantiscono una forma di gestione attiva del territorio contribuendo a ridurre il rischio di abbandono delle campagne, di erosioni del suolo e di salvaguardia della biodiversità, offrendo rifugio e nutrimento alla fauna selvatica (uccelli,rettili e piccoli vertebrati).
Le principali tecniche colturali quali concimazione, gestione del suolo e delle risorse idriche e difesa fitosanitaria, devono essere condotte in modo moderno e razionale, poiché la sola operazione di potatura non risolve i problemi derivanti da un oliveto mal gestito: essa è uno strumento a disposizione dell'agricoltore per completare una tecnica colturale che deve presentarsi aggiornata in tutti i suoi aspetti.
La potatura nell'olivo è applicata per esaltare la produttività e per consentire una fruttificazione precoce, regolare ed economica.
L'olivo senza potatura si sviluppa in grandi dimensioni ed assume l'aspetto di un grosso cespuglio o, se viene abbandonato dopo averlo fatto crescere a tronco unico, assume la conformazione a cupola con la vegetazione spostata nella corona esterna superiore, mentre, all'interno dell'albero, le branche si spogliano di vegetazione e lentamente vengono sostituite da altre esterne meglio esposte alla luce.
Lo sviluppo naturale assicura l'accrescimento continuo degli alberi e privilegia le parti strutturali, ma riduce la fruttificazione e li rende poco adattabili alle tecniche colturali.
La potatura dovrà essere finalizzata al conseguimento della massima produzione con il minimo dispendio di risorse: per questo dovranno essere praticati solo interventi sostanziali, lasciando alla volontà del singolo agricoltore la decisione di spendere tempo e denaro per 1'esecuzione di tagli di rifinitura. In questo l'attrezzatura meccanica agevolatrice del taglio offre un valido aiuto in quanto, per sua natura, tende a trascurare i dettagli per favorire gli interventi sostanziali. L'impiego di attrezzatura pneumatica o elettrica, oltre che per agevolare le operazioni di taglio, si ritiene ancor più giustificato dalla eventuale disponibilità di parte della attrezzatura già utilizzata per la raccolta agevolata, peraltro di costo limitato.
Le operazioni potranno essere eseguite con maggiore rapidità e con una riduzione nei tempi di esecuzione pari al 20-30% circa, nei confronti della tradizionale potatura manuale.
Al termine delle operazioni di potatura su alberi in produzione, la chioma dovrà risultare:
  • equilibrata nello sviluppo spaziale, per assicurare alle diverse parti la stessa capacità di rifornimento di linfa;
  • arieggiata, per evitare ristagni di umidità favorevoli allo sviluppo di numerose fisiopatie;
  • ben illuminata dall'esterno e dall'interno, per favorire il processo fotosintetico e la differenziazione a fiore.
La potatura deve consentire anche il miglioramento delle prestazioni delle macchine per la raccolta delle olive, adattando le piante alle esigenze dei sistema di raccolta.
Gli interventi praticabili per adattare la chioma alle esigenze della raccolta agevolata con pettini pneumatici consistono in una potatura tendente a contenere lo sviluppo della parte apicale dell' albero e a favorire l'espansione della sua parte basale. In tal modo si conserva inalterato il volume della chioma, non si compromette la capacità produttiva degli alberi e si consente un miglioramento delle prestazioni del cantiere di raccolta.
Per la raccolta meccanica con vibratori del tronco sono stati proposti diversi sistemi di allevamento delle piante che hanno in comune la presenza di un unico tronco, libero per un metro circa da vegetazione per facilitare la presa della pinza. In ogni caso le piante necessitano di strutture scheletriche idonee alla trasmissione delle vibrazioni, di un innalzamento del baricentro della chioma rispetto alla sua altezza totale e di un adeguato sviluppo in altezza per garantire un' ottimale utilizzazione della luce ed evitare che le chiome tendano ad uno sviluppo laterale, capace di compromettere il buon esito della operazione di raccolta.
La copertura vegetale del terreno da parte delle erbe spontanee rappresenta, in genere, un elemento di competizione idrica e nutrizionale nei confronti delle piante di olivo. Questa competizione risulta tanto più accentuata quanto minori sono gli apporti idrici, naturali o artificiali, di cui la coltura beneficia. Il controllo delle erbe spontanee indesiderate rappresenta, quindi, un valido strumento per il mantenimento delle buone condizioni vegetative dell'impianto, oltre a rappresentare un valido mezzo di contrasto nei confronti dei pericoli di incendio nel periodo estivo. Tale controllo può essere effettuato con idonee pratiche agronomiche a basso impatto finalizzate a limitare la disseminazione di essenze infestanti, nonché la propagazione di vegetazione indesiderata: lavorazioni superficiali del terreno, diserbo o, in alternativa, inerbimento naturale seguito da operazioni di sfalcio o trinciatura, al fine di evitare che le piante infestanti vadano a fioritura e quindi a successiva disseminazione.
L'equilibrio fisio-vegetativo della pianta e la produzione di olio di oliva di qualità possono essere compromessi dall'attività di alcuni parassiti. Tra questi i più importanti sono: l'Occhio di Pavone tra le crittogame, la Rogna tra i batteri, il Rodilegno Giallo e la Cocciniglia tra gli insetti, che con la loro attività causano il deperimento dello stato vegetativo della pianta; le popolazioni di mosca delle olive e di tignola, il cui controllo è essenziale per la produzione di olio di oliva di qualità.
Il controllo di questi parassiti deve avvenire mediante l'impiego di prodotti fitosanitari tra quelli presenti nella Determinazione del Dirigente Settore Ispettorato Agricoltura 23 marzo 2004, n. 93 - Adozione delle "Norme di Difesa Integrata-Aggiornamento 2004", pubblicata sul BUR Puglia n. 47 del 20/04/2004, e successive integrazioni e/o modificazioni.

Norme da rispettare:
  • divieto di estirpazione delle piante di olivo ai sensi della Legge 14 febbraio 1951 n. 144;
  • mantenere un equilibrato sviluppo vegetativo delle piante, secondo gli usi e le consuetudini locali;
  • eliminazione dei polloni e dei succhioni nati alla base della pianta e sul tronco principale;
  • effettuare turni di potatura degli olivi almeno una volta ogni 5 anni;
  • adottare forme di allevamento che consentano un equilibrato sviluppo spaziale della chioma, per assicurare alle diverse parti la stessa capacità di rifornimento di linfa, arieggiamento per evitare ristagni di umidità favorevoli allo sviluppo di numerose fisiopatie, ben illuminata dall'esterno e dall'interno, per favorire il processo fotosintetico e la differenziazione a fiore;
  • controllo delle essenze spontanee indesiderate mediante idonee pratiche agronomiche a basso impatto finalizzate a ridurre il rischio di incendi durante i periodi estivi;
  • adoperare i presidi fitosanitari e quelli per il controllo chimico delle infestanti secondo le prescrizioni indicare sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 47 del 20/04/2004 e successive integrazioni e/o modificazioni.


1.3 TUTELA DEL PAESAGGIO RURALE

BCAA - NORMA 4.4: Mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio
L'obiettivo principale è quello di assicurare la conservazione del paesaggio rurale ed evitare il deterioramento degli habitat tramite il mantenimento dei loro elementi caratteristici.
Pertanto particolare rilievo assume la salvaguardia dei muretti a secco, dei terrazzamenti, ciglionamenti, delle reti di scolo, dei sentieri e piste rurali, la tutela delle piante d'olivo e delle specie arboree, oltre che arbustive, presenti negli oliveti, che rappresentano elementi di grande valore ambientale e paesaggistico.
La cura dello spazio naturale e degli elementi caratterizzanti il paesaggio rurale mirano a ridurre il degrado ambientale ed il dissesto idrogeologico, combattendo spopolamento e desertificazione. L'oliveto caratterizza in modo determinante il paesaggio agrario salentino, pertanto sia la riduzione sia l'espianto degli alberi di olivo compromettono il suo mantenimento. L'espianto degli alberi di olivo, se non autorizzati ai sensi della legge n. 144 del 14 febbraio1951, è vietato.
Per la salvaguardia del patrimonio olivicolo è fondamentale evitare la crescita di essenze erbacee ed arbustive indesiderate per prevenire la formazione di un potenziale inoculo di incendi nelle condizioni di siccità.
I manufatti in pietra caratteristici, i tratturi e strade poderali rappresentano la memoria storica della civiltà rurale salentina. Il mantenimento di queste opere e il loro ripristino strutturale e funzionale, insieme con gli elementi botanici di contorno quali alberature piantate e siepi naturali arbustive, consentiranno di rendere completa l'azione di salvaguardia degli spazi naturali e del paesaggio, contribuendo alla tutela e alla valorizzazione della biodiversità, poiché spesso i manufatti in pietra danno ospitalità a specie animali e vegetali autoctone.

Norme da rispettare:
  • divieto di estirpazione delle piante di olivo ai sensi della Legge 14 febbraio 1951 n. 144;
  • conservare e ripristinare gli elementi caratteristici del paesaggio salentino: muretti a secco, ciglionamenti, terrazzamenti, ecc.;
  • controllare le essenze spontanee indesiderate mediante idonee pratiche agronomiche a basso impatto ambientale (inerbimento spontaneo controllato meccanicamente).


2. RISORSE IDRICHE

CGO - ATTO A2 - Direttiva 80/68/CEE, concernente la protezione delle acque sotterraneo dall'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose
CGO - ATTO A4 - Direttiva 91/676/CEE, relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole


2.1 TUTELA DELLA FALDA SUPERFICIALE E PROFONDA

L'obiettivo principale da perseguire deve essere quello di contribuire a salvaguardare la risorsa idrica da qualunque fonte di inquinamento sia di origine agricola che extra-agricola. L'impatto ambientale dell'attività agricola sulla falda superficiale e profonda può essere ridotto in primo luogo attraverso una più attenta gestione dell'apporto di sostanze fertilizzanti di sintesi, azoto, fosforo e potassio, impiegate nella concimazione dell'oliveto. Particolare cura deve essere rivolta alla ottimizzazione della gestione dell'azoto nel sistema suolo/pianta (esistente,entrante ed uscente) per assicurare un livello produttivo e nutrizionale economicamente ed ambientalmente sostenibile al fine di minimizzare le possibili perdite con le acque di ruscellamento e di drenaggio superficiale e profondo. Se la disponibilità naturale di azoto è inadeguata ai fabbisogni colturali, la fertilizzazione deve colmare le insufficienze in modo da renderne massima l'utilizzazione da parte della coltura e, contemporaneamente, minima la dispersione per dilavamento.
In tutte le aree agricole è raccomandata la messa in atto di corrette pratiche agronomiche al fine di limitare gli effetti nocivi provocati dai nitrati provenienti da fonti agricole. Per le aree designate "Zone vulnerabili ai Nitrati" ai sensi delle direttive comunitarie in materia, in quanto per le loro caratteristiche chimico-fisiche, podologiche e ambientali sono particolarmente vulnerabili ai nitrati provenienti da fonti agricole, esistono misure restrittive obbligatorie che gli agricoltori devono rispettare nell'ambito della normativa regionale di riferimento.
Contribuiscono a migliorare la tutela della falda superficiale e profonda un razionale utilizzo dei prodotti chimici per il controllo dei parassiti e delle erbe infestanti o, in alternativa, l'adozione di tecniche di lotta integrata, l'uso di razionali pratiche irrigue e un efficiente sistema di allontanamento delle acque di scorrimento superficiali che, in presenza di eccesso di umidità nel suolo, limita i processi di lisciviazione ed i rischi di trasporto di sostanze inquinanti nelle acque sotterranee.
La maggior parte delle lisciviazione dei nitrati si verifica durante i mesi invernali ed all'inizio della primavera, quando le precipitazioni ed i fenomeni di percolazione sono elevati e l'evaporazione è limitata. L'entità della lisciviazione dei nitrati decresce con l'aumentare dell'efficienza dei sistemi di distribuzione dell'acqua. Sia per l'irrigazione a pioggia che per quella localizzata a bassa pressione, la quantità di acqua da somministrare ad ogni intervento irriguo dovrebbe bagnare solo lo spessore dei terreno interessato dalle radici. Questi sistemi di irrigazione si adattano a tutte le situazioni di terreno e non danno luogo a fenomeni di ruscellamento.
Gli apporti azotati devono rispettare le indicazioni contenute nel D.M. n. 86 del 19.04.1999 e nel DLGS 11.05.1999 n. 152 e successive integrazioni e/o modificazioni.
Al fine di attuare la concimazione azotata con concimi minerali in modo razionale occorre fornirli poco prima della ripresa vegetativa primaverile che segna l'inizio del periodo di forte assorbimento e quindi il momento più vicino alla loro utilizzazione, riducendo in tal modo il pericolo che l'azoto venga dilavato. In caso di somministrazioni elevate occorre frazionare la somministrazione in più dosi evitandola in corrispondenza dei periodi piovosi.
Al fine di evitare dispersioni inutili, negative dal punto di vista ambientale ed economico, particolare cura deve essere posta nelle operazioni di distribuzione dei concimi su appezzamenti confinanti con fossi di scolo o altre opere facenti parte di reti idriche. Ciò consente di limitare al minimo i rischi di eutrofizzazione dei corsi idrici superficiali dovuti all'apporto di nitrati.
L'integrazione e/o la sostituzione della concimazione chimica con il ricorso alla concimazione organica o alla concimazione fogliare rappresenta un valido contributo alla tutela della risorsa idrica.
Particolare precauzione va posta per il recupero delle acque di lavaggio delle macchine utilizzate per la distribuzione di concimi liquidi, fitofarmaci e prodotti chimici .diserbanti, evitandone lo scarico diretto nei fossi di scolo o nei corsi di scorrimento di acque superficiali, così come non vanno utilizzati i fìtofarmaci residuali per il controllo delle malerbe.
L'inerbimento è particolarmente efficace sui terreni declivi nel ridurre il ruscellamento superficiale e, di conseguenza, l'apporto di nitrati nelle acque dei corsi idrici superficiali. Inoltre il terreno ha una minore potenzialità di lasciare percolare l'acqua a causa della sua maggiore capacità di immagazzinamento, conseguenza del consumo idrico del cotico erboso.
Nei terreni di pianura, in particolare nelle aree vulnerabili, le sistemazioni idrauliche consentono anche la protezione delle acque profonde: il rapido smaltimento idrico fa sì che l'acqua gravitazionale con i nitrati in soluzione ha meno tempo per percolare verso la falda, trovando vie di più rapida evacuazione nella rete di fossi e canali che la convogliano nella rete idrologica superficiale.


Norme da rispettare:
  • ridurre l'uso di sostanze fertilizzanti di sintesi nella concimazione dell'oliveto;
  • ridurre gli apporti azotati, al fine di limitare gli effetti nocivi provocati dai nitrati provenienti da fonti agricole, questi devono rispettare le indicazioni contenute nel D.M. n. 86 del 19.04.1999 e nel DLGS 11.05.1999 n. 152 e successive integrazioni e/o modificazioni;
  • integrare e/o sostituire la concimazione chimica con il ricorso alla concimazione organica o alla concimazione fogliare;
  • evitare l'uso di acque di falda aventi salinità superiore a 3 gr/l;
  • adoperare pratiche a basso impatto ambientale il controllo dei parassiti e delle infestanti;
  • non utilizzare fìtofarmaci residuali per il controllo delle malerbe;
  • predisporre un efficiente sistema di allontanamento delle acque di scorrimento superficiali per limitare i processi di lisciviazione ed i rischi di trasporto di sostanze inquinanti nelle acque sotterranee;
  • utilizzare l'inerbimento in particolare sui terreni declivi per ridurre il ruscellamento superficiale e, di conseguenza, l'apporto di nitrati nelle acque dei corsi idrici superficiali.


2.2. USO RAZIONALE DELLE RISORSE IDRICHE

La pratica dell'irrigazione si rende necessaria specialmente in aree particolarmente siccitose dove questa pratica può utilmente bilanciare i cali di produzione tipici di annate con scarse precipitazioni.
Il periodo in cui devono essere effettuati gli interventi irrigui è condizionato dall'andamento stagionale e può variare notevolmente in funzione delle precipitazioni.
L'irrigazione può contribuire all'inquinamento delle falde idriche sia per percolazione che per scorrimento superficiale delle acque e dei nitrati in esse contenuti. Una buona pratica irrigua deve mirare a contenere tali fenomeni garantendo un' efficiente distribuzione dell'acqua. Pertanto i volumi di acqua erogati ad ogni intervento irriguo dovranno essere adeguati a riportare alla capacità idrica di campo lo strato di terreno maggiormente esplorato dalle radici. Sia per l'irrigazione a pioggia che per quella localizzata a bassa pressione, la quantità di acqua da somministrare ad ogni intervento irriguo dovrebbe bagnare solo lo spessore dei terreno interessato dalle radici. Questi sistemi di irrigazione si adattano a tutte le situazioni di terreno e non danno luogo a fenomeni di ruscellamento.
In considerazione della limitatezza della risorsa idrica nel territorio salentino è opportuno adoperare sistemi di microirrigazione, intendendo, se necessario, l'uso della risorsa idrica come pratica di soccorso, salvaguardando la falda superficiale da fenomeni di prosciugamento e la falda profonda da fenomeni di salinificazione, evitando l' utilizzo di acque di falda aventi salinità superiore a 3 gr/l.


Norme da rispettare:
  • utilizzare l'irrigazione come pratica di soccorso;
  • adoperare sistemi di irrigazione a microportata;
  • salvaguare la falda superficiale da fenomeni di prosciugamento e la falda profonda da fenomeni di salinificazione;
  • evitare l'uso di acque di falda aventi salinità superiore a 3 gr/l.


3. GESTIONE DEL SUOLO

Il riequilibrio del territorio nell'ambito della tutela ambientale è rappresentato da una razionale gestione del suolo che, pur aumentando la redditività e la competitività del settore agricolo, garantisca la conservazione degli habitat, della biodiversità e del paesaggio, riuscendo a soddisfare le esigenze fisiologiche e produttive dell'olivo. Negli ultimi anni si riscontra un accresciuto interesse da parte degli agricoltori e dei ricercatori sulle tecniche di gestione del suolo in olivicoltura che deriva da un lato dalla constatazione che la fertilità dei suoli, ovvero la loro capacità di sostenere produzioni elevate e costanti nel tempo, è andata progressivamente diminuendo, dall'altro, a causa dell'incremento considerevole delle superfici olivetate condotte secondo i principi dell'agricoltura biologica che impongono nuove strategie di coltivazione, ha portato gli interessati a rivisitare tutte le conoscenze relative alla corretta conduzione del sistema oliveto.


3.1 PROTEZIONE DEL SUOLO DALL'EROSIONE

BCAA - Norma 1.1 Interventi di regimazione temporanea delle acque superficiali in terreni in pendio.
L'obiettivo principale è quello di proteggere i terreni dai fenomeni erosivi mediante interventi agronomici adeguati.
Il mantenimento dei primi strati del terreno agrario normalmente più ricchi di humus di fauna terricola (lombrichi, ecc.) e di vita microbica, risulta, infatti, fondamentale ai fini della conservazione della produttività.
Nel combattere l'erosione si mantiene quindi la fertilità del terreno; inoltre si garantiscono le altre importantissime funzioni ambientali svolte dal suolo, quali il mantenimento della biodiversità e la riduzione del dissesto idrogeologico.
L'erosione dipende da molteplici fattori: natura del terreno pendenza ambiente climatico (es. piovosità), coltivazioni e pratiche agronomiche adottate.
La corretta gestione del suolo finalizzata al contenimento dei fenomeni erosivi deve mirare alla limitazione dei fenomeni di ruscellamento superficiale che, in particolare nei terreni declivi, sono evidenziabili dalla presenza di incisioni diffuse (rigagnoli) in assenza di sistemazioni idrauliche.
Scopo delle sistemazioni idraulico-agrarie sono la riduzione del ruscellamento superficiale nei terreni declivi e lo smaltimento delle acque saturanti nei terreni in piano.
Lo scorrimento incontrollato delle acque superficiali causa fenomeni di asporto di materiali con conseguente alterazione delle caratteristiche strutturali del suolo e con dilavamento di elementi nutrienti in soluzione e adsorbiti sulle particelle di terreno, in particolare nitrati. Nei terreni in piano bisogna assicurare la evacuazione delle acque saturanti che a causa dell'allagamento e conseguente dilavamento di sostanze nutrienti causano fenomeni di eutrofizzazione del terreno.


Norme da rispettare:
  • corretta e costante manutenzione della rete idraulica aziendale esistente, mediante un opportuno controllo della vegetazione spontanea e la loro pulizia;
  • conservazione o introduzione di siepi campestri di flora autoctona lungo i corsi d'acqua per proteggere le rive dall'erosione e per aumentare l'effetto di interposizione al flusso di elementi nutritivi verso le rete scolante;
  • gestire della flora spontanea presente lungo gli argini con di operazioni di sfalcio piuttosto che con il diserbo chimico;
  • realizzare nei terreni con accentuata acclività , in base alle condizioni del suolo, solchi acquai temporanei, trasversali rispetto la massima pendenza, che convoglino le acque piovane raccolte, con velocità tale da non compromettere la tenuta del solco stesso, in fossi o alvei naturali o nelle reti scolanti naturali o artificiali (scoline e canali collettori);
  • inerbire totalmente o parzialmente i terreni o, in alternativa, adoperare tecniche di minima lavorazione e/o di lavorazioni superficiali, in particolare nei terreni con pendenza superiore al 5%, qualora queste vengano eseguite;
  • nei terreni declivi particolare cura deve essere dedicata alle sistemazioni idrauliche, ove esistenti, ed alle relative strutture di sostegno e consolidamento statico del terreno;
  • mantenere e ripristinare terrazzamenti, gradonamenti , ciglionamenti e muretti a secco.


3.2 MANTENIMENTO DELLA SOSTANZA ORGANICA DEL SUOLO

BCAA - NORMA 2.1: Gestione delle stoppie e dei residui colturali
L'obiettivo principale è quello di mantenere il livello della sostanza organica del suolo tramite la corretta gestione delle stoppie e dei residui colturali.
La sostanza organica del suolo rappresenta la riserva di fertilità che produce effetti positivi sulla struttura del terreno sulla disponibilità di principi nutritivi per le colture agrarie e su altre importanti funzioni ambientali svolte dal suolo.
Il mantenimento di un adeguato livello di sostanza organica nel terreno agrario dipende da molteplici fattori: natura del suolo, ambiente climatico (es. temperatura), pratiche agronomiche adottate (es. avvicendamenti, ecc.).
Per preservare il livello di sostanza organica presente nel suolo, nonché tutelare la fauna selvatica e proteggere l'habitat, è necessaria una razionale gestione del suolo ed un corretto utilizzo dei residui colturali; le letamazioni, l'interramento dei residui, spandimento sul terreno agrario delle acque di vegetazione e le sanse vergini a fini agronomici, tendono ad innalzare il livello di sostanza organica, ma in tempi comunque lunghi e dove l'effetto inverso delle lavorazioni non ne annulli gli incrementi. Le lavorazione determinano a lungo termine abbassamenti del livello di sostanza organica, distribuendola in tutto lo spessore interessato alla lavorazione ed aumentando la velocità di mineralizzazione. Al di sotto di livelli critici di sostanza organica sono possibili effetti negativi sulla struttura e/o sulla fertilità attuale e potenziale.
La presenza della sostanza organica nel terreno svolge importanti funzioni a livello della struttura chimico-fisica e biologica del microsistema terreno con indubbi vantaggi per il suolo agricolo e la pianta dell'olivo.


Norme da rispettare:
  • utilizzo della letamazione o di altro tipo di concimazione organica;
  • valorizzazione della sostanza organica prodotta nell'oliveto mediante trinciatura dei residui di potatura ed eventuale interramento degli stessi, attuando in tal modo anche un'efficace azione antilisciviazione nei confronti dei nitrati;
  • spandimento sul terreno agrario delle acque di vegetazione e le sanse umide a fini agronomici;
  • inerbimento totale o parziale dei terreni o in alternativa l'adozione di tecniche di minima lavorazione e/o di lavorazioni superficiali, qualora queste vengano eseguite;
  • praticare il sovescio di colture miglioratrici.


3.2.1 GESTIONE DEI REFLUI OLEARI

Il recupero e la valorizzazione dei residui della lavorazione delle olive rappresentano oggi la conquista di un traguardo: le acque di vegetazione e sanse umide attraverso l'ottimizzazione e la messa a punto di tecniche corrette per lo smaltimento delle stesse per fertirrigazione, mediante lo spandimento sui terreni agricoli con carrobotte fornito di apposito elemento diffusore che eviti il lagunaggio ed i relativi rischi di natura ambientale; le sanse vergini opportunamente compostate, come ammendante agricolo.
Lo smaltimento dei reflui oleari e la loro riutilizzazione sono temi sui quali la ricerca e la sperimentazione, condotte nell'ambito di specifici progetti, hanno raggiunto risultati che consentono, oggi, di classificare questi reflui come biomasse da recuperare e non come rifiuti speciali da eliminare. Tale inversione di tendenza è stata possibile grazie all'evoluzione positiva avuta dal lungo e tormentato iter normativo che, ad iniziare dalla legge Merli (n. 319/1976), e proseguito con la legge n.574/1996, recante norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi e dei frantoi oleari, fino ad arrivare alle attuali disposizioni fornite dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali con il decreto del 6 luglio 2005, ha di fatto, riconosciuto allo smaltimento dei reflui oleari con destinazione agronomica la funzione di apporto di unità fertilizzanti (azoto, fosforo ,potassio) e di ammendante al terreno agricolo.
Allo stato attuale la nuova interpretazione consente quindi l'esclusione delle acque reflue dalla categoria dei "rifiuti" ed il loro collocamento in quella dei "sottoprodotti" così come, per altro, già consentito per le sanse umide. In questo modo il trasporto, comunque effettuato, può avvenire esulando dalla normativa prevista dal decreto Ronchi.
Lo smaltimento delle acque di vegetazione e delle sanse vergini opportunamente compostate, considerata la loro utilizzazione agronomica, è guardata oggi con crescente interesse tenuto conto dell'apporto di sostanza organica, in parte unificabile, che conserva e ristora la fertilità del terreno. Infatti sono numerose e varie le esperienze agronomiche che hanno confermato i positivi effetti delle acque reflue della lavorazione delle olive e delle sanse sulla produttività delle colture e sulle caratteristiche fisiche e chimiche del suolo.


Norme da rispettare:

La normativa vigente (Legge n. 574 del 11/11/1996, Dlgs n. 152 del 11/05/1999, Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali 06/07/2005) prevede disposizioni che devono essere rispettate e che riguardano i dosaggi massimi di acque di vegetazione e di sanse umide che possono essere sparsi sul terreno agrario previa comunicazione, accompagnata da una relazione tecnica, da inviare al sindaco: quantitativo massimo di spargimento pari a 50 mc/ha/anno per i reflui prodotti da frantoi a ciclo tradizionale, limite elevabile ad 80 mc/ha/anno per le acque di vegetazione ottenute da frantoi a ciclo continuo.

E' fatto divieto di spandimento delle acque di vegetazione e sanse umide sulle seguenti categorie di terreni:
  • terreni situati a distanza inferiore a 300 mt dalle aree di salvaguardia delle captazioni di acque destinate al consumo umano ai sensi dell' art. 4 del DPR n. 236 del 24.05.1988;
  • terreni situati a distanza inferiore a 200 mt dai centri abitati;
  • terreni investiti da colture orticole in atto;
  • terreni ove siano localizzate falde che possano venire a contatto con le acque di percolazione del suolo ed in caso in cui siano localizzate falde site ad una profondità inferiore a mt l0;
  • terreni gelati, innevati, saturi di acqua e inondati;
  • terreni situati a distanza inferiore a 10 mt dai corsi d'acqua misurati a partire dalle sponde e dagli inghiottitoi e doline, ove non diversamente specificato dagli strumenti di pianificazione;
  • terreni situati a distanza inferiore a 10 mt dall'inizio dell'arenile per le acque marine costiere e lacuali;
  • terreni con pendenza superiore al 15% privi di sistemazione idraulico agraria;
  • boschi, giardini ed aree di uso pubblico, aree di cava.


3.3 MANTENIMENTO DELLA STRUTTURA DEL SUOLO

BCAA - NORMA 3.1: Difesa della struttura del suolo attraverso il mantenimento in efficienza della rete di sgrondo delle acque superficiali
L'obiettivo principale è quello di proteggere la struttura del terreno, attraverso il mantenimento in efficienza della rete di sgrondo delle acque superficiali. La struttura del terreno rappresenta un'importante caratteristica fisica del suolo. Una buona struttura garantisce la porosità del terreno l'infiltrazione e il corretto drenaggio dell'acqua, gli scambi gassosi fra suolo e atmosfera, la crescita delle radici, l'attività biologica e la resistenza all'erosione.
Al contrario il ristagno idrico oltre a danneggiare la coltura in atto ha effetti negativi sulla struttura del suolo, più suscettibile al compattamento causato dal passaggio delle macchine agricole; inoltre l'allagamento e conseguente dilavamento di sostanze nutrienti causano fenomeni di eutrofizzazione del terreno.
Il mantenimento di idonee condizioni strutturali del suolo è garantito da una razionale realizzazione e manutenzione della rete di sgrondo delle acque superficiali e da un'attenta gestione delle lavorazioni del terreno.
La rete scolante aziendale delle acque superficiali ed opportune lavorazioni del terreno (es .la baulatura), garantiscono il normale deflusso delle acque verso impluvi e fossi, evitando i dannosi fenomeni di ristagno idrico e/o di scorrimento incontrollato, causa di erosione. Il controllo della flora spontanea presente lungo gli argini di fossi, canali e scoline va effettuato preferibilmente mediante operazioni meccaniche di sfalcio, anziché con il diserbo chimico.
Le lavorazioni influiscono sulla struttura del suolo coinvolgendo i molteplici fattori che la influenzano: aumento della macroporosità, interramento della sostanza organica, controllo delle infestanti, riduzione delle perdite di acqua attraverso fenomeni di evaporazione, aumento della capacità drenante delle acque meteoriche.


Norme da rispettare:
  • effettuare una corretta realizzazione e manutenzione della rete idraulica aziendale, rivolta alla gestione e conservazione delle scoline e dei canali collettori permanenti e delle relative strutture di sostegno e consolidamento statico del terreno al fine di garantire l'efficienza e la funzionalità nello sgrondo delle acque;
  • nei terreni acclivi realizzare solchi acquaioli temporanei, trasversali rispetto alla massima pendenza, che convoglino le acque piovane raccolte, con velocità tale da non compromettere la tenuta del solco stesso, in fossi o alvei naturali o nelle reti scolanti naturali o artificiali (scoline e canali collettori);
  • eseguire le lavorazioni con i terreni in stato di "tempera" ed in modo superficiale, avendo cura di evitare la formazione della suola di lavorazione, lo sminuzzamento ed il peggioramento della struttura del terreno, contenendo i fenomeni erosivi in particolare nei terreni in pendenza;
  • adozione dell' inerbimento totale o parziale dei terreni che risulta particolarmente efficace sui terreni declivi nel ridurre il ruscellamento superficiale e l'apporto di nitrati nelle acque dei corsi idrici superficiali;
  • mantenere e ripristinare terrazzamenti, gradonamenti , ciglionamenti e muretti a secco.